Le organizzazioni positive

administrator on Aprile 27, 2021

Con questo articolo vogliamo condividere alcuni concetti che riguardano le organizzazioni positive (nel seguito ORG+) e del percorso che da circa un anno GSG ha intrapreso per evolvere il proprio modello culturale al fine di sperimentare nuovi comportamenti attenti al benessere delle persone partendo dagli ambienti di lavoro.

 

Che cos’è un’organizzazione positiva?

L’ORG+ è un luogo in cui le persone evolvono in relazione con le altre, in cui si favorisce una cultura del lavoro guidata da un proposito ancorato a finalità collettive, capace di promuovere il bene comune e generare impatto sociale. Un’ORG+ sa che il profitto non può essere raggiunto a discapito del benessere delle persone, si impegna per ridurre la sofferenza e anticipare così futuri sostenibili.

Le ORG+, quindi, non sono un modello organizzativo ma un modello culturale.

 

 

Quali studi sono stati fatti?

Ci sono diversi studi al riguardo: l’università di Berkley da anni porta avanti ricerche e programmi di scienza della felicità al lavoro.

Con SCIENZA DELLA FELICITA’ ci riferiamo all’insieme di informazioni, ricerche e pratiche messe a disposizione da tutte quelle discipline scientifiche che hanno dimostrato che la felicità non è solo un’emozione, ma una competenza che può essere coltivata.

Lo studio più importante è stato condotto da Sonja Lyubomirsky, Professore presso la California University. Sonja ha svolto una meta analisi in cui sono stati confrontati ben 225 studi sulla felicità.

 

Che cosa è emerso dalla ricerca?

Che la felicità dipende dai seguenti fattori:

 

50% GENI: se prendiamo un gruppo di persone, il fatto che tra loro ce ne siano alcune che si dichiarino felici e altre meno dipende da un fattore genetico.

10% CIRCOSTANZE DI VITA: fatti che accadono nel corso della vita come l’area geografica in cui viviamo o la famiglia in cui si nasce, il livello economico o la scuola, l’ambiente sociale, le caratteristiche fisiche ecc..

40% COMPORTAMENTI: ovvero dalle nostre scelte intenzionali. Sono i comportamenti consapevoli con cui scegliamo di agire e vivere la nostra vita.

L’unica parte su cui possiamo agire è il 40% del comportamento, cioè su come DECIDIAMO di vivere la nostra vita.

 

Come possiamo allinearci per far sì che il nostro comportamento ci renda felici?

Attraverso 4 pilastri: sono i principi in base ai quali le ORG+ ridisegnano i propri processi e coltivano comportamenti per aumentare il benessere delle persone e dell’organizzazione.

 

1. Più chimica positiva e meno chimica negativa


Ogni volta che i nostri bisogni di sicurezza, stabilità, riconoscimento, apprezzamento, appartenenza e connessione sociale sono soddisfatti, il nostro corpo produce una chimica positiva.


I comportamenti che attivano questa chimica sono: RISPETTO, GENTILEZZA, GRATITUDINE, COERENZA, COMPASSIONE, ASCOLTO, EMPATIA, AMORE, COOPERAZIONE, ACCOGLIENZA, SUPPORTO.

 

2. Più noi e meno io


Quando i membri di un gruppo si concentrano su comportamenti competitivi investono la loro energia sulla sfida personale e ad arrivare primi.


Se invece vivono in un ambiente di scambio e cooperazione, quell’energia viene naturalmente dirottata verso il NOI e il raggiungimento di scopi e risultati comuni: il capitale sociale.


Dal capitale sociale dipendono: l’espressione del potenziale, il benessere emotivo, la salute del sistema immunitario, la resilienza, la capacità di affrontare stress e depressione.


Coltiviamo il nostro capitale sociale quando: cooperiamo, ci sentiamo coinvolti e coinvolgiamo, diamo supporto e ci sentiamo supportati, ascoltiamo, comunichiamo in modo non violento, mettiamo a disposizione informazioni, siamo gentili, dedichiamo tempo agli altri, condividiamo, ci divertiamo insieme.

 

3. Più essere e meno fare e avere

Qual è il mio perché, il mio proposito di vita?

Se non impariamo ad intercettare i nostri bisogni e valori, cogliere che cosa ci appassiona e può essere coltivato per far fiorire i nostri talenti, se non impariamo a lavorare con la nostra intelligenza emotiva allora sarà difficile fare scelte sagge, coerenti ed efficaci.


Quello che c’è fuori di noi rispecchia quello che c’è dentro e, se non curiamo l’essere, precludiamo a noi stessi la possibilità di esprimere il nostro massimo potenziale.

 

La felicità che deriva dal fare è legata al codice: per essere bisogna saper fare e la propria felicità dipende dal riuscire a fare o non fare. Per poter essere felice, l’individuo sarà influenzato dalla quantità e qualità del suo fare. La felicità che deriva dall’avere è legata al codice: per essere bisogna avere e la propria felicità dipende da ciò che si ha o non si ha. Per poter essere felice, l’individuo sarà influenzato dalla quantità e dalla qualità di ciò che riesce ad avere o non avere. La felicità che deriva dall’apparire è legata al codice: per essere bisogna apparire. Per poter essere felice, l’individuo sarà influenzato dal gradimento, dall’accettazione e dal giudizio degli altri. La felicità che deriva dall’essere dipende dalla consapevolezza. Fare, avere e apparire non sono più fattori da cui dipende la propria felicità, ma ne divengono semplici mezzi di espressione. Ciò che si ha, si fa e appare, da bisogno e necessità si trasforma in mezzo per condividere ciò che si è e la propria felicità.

Daniel Lumera


Coltiviamo il nostro essere quando: impariamo ad utilizzare la nostra energia emotiva, mentale, fisica e spirituale; aumentiamo la consapevolezza sui nostri bisogni e valori; intercettiamo e coltiviamo il nostro proposito di vita; impariamo ad identificare i nostri modelli mentali disfunzionali e a sostituirli con abitudini nuove e coerenti; siamo in grado di allineare le nostre parole e intenzioni con i nostri comportamenti.

 

4. Più disciplina e meno caos


Il modello mentale “sono fatto così non posso cambiare” ci fa perdere la speranza nella possibilità che le cose possano evolvere e che noi possiamo prendercene la responsabilità.


La felicità è un muscolo volontario e si allena attraverso pratiche che devono avere qualità specifiche, cioè essere:

  • Intenzionali: dobbiamo sceglierle
  • Ancorate ad uno scopo forte: devono aver senso per noi
  • Personali: quello che funziona per me non funziona per tutti
  • Costanti e durature nel tempo
  • Coinvolgenti: dobbiamo ascoltarci, se sentiamo di perdere interesse dobbiamo aggiornarle

 

Siamo solo all’inizio di questo percorso e abbiamo tanto da fare e da imparare.


In GSG una persona si è formata durante il 2020 per iniziare questa TRASFORMAZIONE e insieme stiamo costruendo azioni concrete allineate a questa evoluzione.


A breve scriveremo un articolo con le varie azioni svolte per ogni pilastro e come al solito siamo aperti a ricevere suggerimenti e feedback.


Grazie per l’attenzione!


Per approfondimenti sulle organizzazioni positive visita il sito: https://www.chiefhappinessofficer.it/#:~:text=Il%20Chief%20Happiness%20Officer%20%C3%A8%20un%20esperto%20di%20Organizzazioni%20Positive,generare%20coerenza%20e%20fare%20del


Fonti:


Libro “Chief Happiness Officer” di Veruscka Gennari, Daniela di Ciacco – 2020